Uomo contro uomo

Uomo contro uomo
Vita che fugge
Da corpi di vittime innocenti.

Dolore di fiamme
Di rabbia che sgorga dagli occhi
Acqua che bagna la Terra e lacrime
Cadono
Di uomini contro uomini.

Umanità, umanità! Perché ci hai abbandonato?

Pasqua per loro finalmente,
Inferno per gli altri che rimangono.

DS

La donna e il mistero

La forza ed il mistero
Non è possibile capire.
Vòltati,
Mentre il mondo si ricrea.

Ipotesi in una sala di specchi,
Attorno e dentro te.
Donna che sei e ti nascondi,
Donna misteriosa.

Che fissi paesaggi e pensieri solo tuoi.
Esisti, ferma nel tempo.
Occupi la scena, usi il paesaggio:
te ne servi.

Tu sei
non importa chi tu sia, non le altre.
Cosa fissano gli occhi tuoi,
cosa è tanto degno di attenzione?

Quale aria riesce a far parte di te,
Finalmente
O donna misteriosa?
Quali gli odori che adesso respiri?

Oh, sento finalmente l’Infinito
Ma un Infinito che sconosco.

DS

Quelli di Montalbano

Procedo in direzione lungo mare, ma prima di girare l’angolo vedo che il negozio che vende cannoli artigianali ha riaperto… Non posso non fermarmi. Il commesso così prende una “scorcia” di cannolo e lo riempie. Da un lato mette cioccolato, al lato opposto granella di postacchio ed un pezzo di buccia d’arancia candita. Adesso mi sento un po’ Montalbano.
Scambiamo qualche parola, poi lo saluto e seguo la parete della strada. Finalmente il muro termina e si apre alla vista lo spettacolo di un sole di marzo che si specchia sulla superficie blu, prendendo colori simili all’arancia del mio cannolo, con un mare camaleontico che imita i colori della cupola di cielo che l’avvolge.
Ad un certo punto mi fermo sulla balaustra a godermi il panorama e sento una voce alle spalle che dice: “Mmh, buono… Un cannolo!” Mi giro a guardare. La voce è di una donna sulla trentina assieme al marito e la madre, almeno così sembra. Rispondo: “Se volete l’ho preso poco più indietro…”. “No grazie, è per le calorie.”
Non mi rimaneva che dire: ” Beh una volta tanto!”. Chissà Pasquano che avrebbe detto?! Dopo qualche passo, mi saluta dicendo: “Buon appetito!” ed io la ringrazio. Spero possa rinunciare alla dieta e godersi questo cannolo nei prossimi giorni.
Adesso capisco come girano le scene di Montalbano!

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Rimango qui ancora un po’

Esco dalla camera in tarda serata: i vestiti in asciugatrice saranno già asciutti. Nel tragitto incontro un residente dell’ostello. Scambiamo qualche parola, un discorso veloce e poi continuo per la mia strada. Arrivato in lavanderia scopro che invece i vistiti sono ancora umidi. È tardi ma domani non lavoro: chissenefrega, aspetto un altro po’. Inserisco pezzi da venti centesimi nella macchinetta e mentre scendono, il suono mi ricorda quando da ragazzo giocavo ai videogiochi e dovevo inserire i gettoni. Come mi sembrano lontani quei tempi… I vestiti non si decidono ad asciugarsi così faccio un giro. La cosa bella dell’ostello è che è grandissimo: cinque piani ma infinite stanze, puoi fare una passeggiata senza mettere un piede fuori. Controllo la cassetta delle lettere: niente. Meglio così. Le lettere che mi arrivano qui contengono soltanto scocciature di uffici che richiedono documenti e che ti dicono di fare questo o fare quello; stasera invece voglio godermi queste poche ore senza pensieri dopo una giornata passata in buona compagnia e in mezzo alla natura affascinante della Svizzera.
Boh… Entro nella sala di attesa e gironzolo guardando opuscoli sulle principali attività che un normale turista può essere interessato a conoscere. La luce è perfetta, l’aria silenziosa e tutto sembra essere al suo posto. Poi scopro una mensola: non mi ero accorto che c’erano dei libri! Provo sempre una certa ebrezza quando vedo parecchi libri; sono un mistero e un mondo lì a portata di mano tutto da scoprire. Così mi ritrovo a sfogliarne alcuni in inglese, altri in… Cacchio chi è che legge Harry Potter in tedesco! Poi così, quasi il destino dalla mia camera mi avesse trascinato con una scusa sino a qui vedo questo libro del Dalai Lama: “Trasformare la mente”. Lo inizio a sfogliare e piano piano vedo le cose un po’ più chiare… Inizio a dare meno peso a tante cose e rifletto sulla persona che sto diventando. Poi mi siedo e continuo la lettura e mi dico: “stasera non importa l’orario, continuo a leggere fino a tardi!”

DS

Canto d’inverno

Le fronde si chinano sotto il peso della neve
Verdi rami in primavera
Attendono il risveglio nelle lunghe giornate di inverno
Stanno li e aspettano: le stagioni, le ere
Stanno li e aspettano
Ogni tanto rumori di rami secchi
Sibili di scie di neve che cadono
Da lontano rompono il lieve ticchettio della neve
Che come il tempo
Cade e passa inesorabilmente
Senza lasciare traccia al risveglio del sole

DS

Nella Pioggia

Pioggia che scendi
Rumore nel silenzio
Dei miei pensieri
Il tempo degli sguardi è lontano
Come i rimpianti.
Saranno le speranze
Del futuro che ora guardo
E vedo te, e me
Quando riscenderà la pioggia
Bagnarci di nuovi sguardi
Nel silenzio dei nostri abbracci

DS

Parole che non riesco a dire

Questo è quello che sono riuscito a scrivere al rientro da quella sera, questo è quello che ho composto e che riascoltavo mentre scrivevo. Avviate la musica, iniziate a leggere, lentamente. Iniziate a viaggiare per ritornare a quella sera…

Quella sera in macchina non importava che ci fossimo persi, che non era quella la strada. L’importante era che ci fossi, fossi lì accanto e ti potevo guardare. Non riuscivo a fare a meno di girarmi per dire: “Dio quanto è bella! E io ce l’ho proprio qua accanto… Come sono fortunato!”
Il tempo non passava per me. Le ruote macinavano l’asfalto e tu mi raccontavi di te, dei tuoi amori passati, di quello che vorresti dalla vita, dei tuoi amici, dei nemici, di quello che non hai…
Non era importante che io parlassi ma lo facevo, per dirti che ero lì e ti stavo ascoltando. E piano piano mi innamoravo di quella ragazza a cui piace l’atletica, di quella che voleva fare il veterinario ma non può, di quella che si vergogna dei suoi tratti ma che è bellissima quando ride, con quegli occhi che diventano sottili sottili, che lasciano intravedere un pizzico di quella che sei veramente.
Mi sono innamorato anche della ragazza ferita, di quella che è un maschiaccio, che usa qualche parolaccia ed espressioni forti.
Ma non riesco a dirti tutte queste cose. Le scrivo in segreto dopo che ho creato una musica, che suona in sottofondo, e che vorrei tanto farti ascoltare ma forse non ci riuscirò mai. Te le scrivo perché non le posso tenere dentro e vogliono uscire. Te le scrivo perché le parole sulla carta sono migliori di quelle – poche – che riesco a dire. E ogni volta che mi innamoro ridivento adolescente, mi dimentico di chi sono e vivo, finalmente rivivo e sono libero…